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02-09-2010
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04-02-2010

LETTERA A FINI E SCHIFANI

La lettera del MovEm09 inviata a Fini e Schifani per rimarcare la necessità che il Decreto Romani venga profondamento modificato per evitare l'aggravamento della crisi dell'industria dell'audiovisivo :

 Al Presidente del Senato Renato Schifani e al Presidente della Camera  Gianfranco Fini

 

Il Movem09, Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo e Lavoro, che riunisce 40 associazioni e sindacati rappresentativi di lavoratori, ma anche autori, interpreti, operatori e tecnici della cultura italiana, esprime profonda preoccupazione in merito al decreto legislativo “Attuazione della direttiva 2007/65/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 11 dicembre 2007, che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive”.

In particolare desideriamo porre alla Vostra attenzione le pesanti ricadute sul fronte occupazionale di tutta l’industria dello spettacolo televisivo. Grazie agli obblighi di programmazione e di investimento nella fiction e nel cinema da parte delle emittenti garantiti dalla legge n. 122 del 1998 il cinema italiano ha ricevuto un grosso impulso e la fiction italiana ha più che quadruplicato il volume delle ore prodotte annualmente (nella stagione 95/96: 125, stagione 06/07: 893. Dati OFI), il grande pubblico televisivo ha riscoperto un immaginario collettivo identitario nazionale dopo una lunga stagione di telefilm americani e sudamericani in cui era stato costretto ad identificarsi in situazioni in cui difficilmente poteva riconoscersi. Grazie alla legge 122 si sono aperte nuove possibilità espressive per scrittori, registi, musicisti interpreti: storie, personaggi, piccoli e grandi eroi, grandi tematiche di interesse collettivo, sono state ripercorse favorendo il dibattito e la crescita civile del paese. Si sono sviluppate professionalità artistiche e creative, si è ridato vigore all’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo di scenografi, costumisti, direttori della fotografia, si è creata una vasta area di nuovi occupati e creato un indotto importante non solo nel Lazio, ma in varie regioni come Piemonte, Lombardia, Campania, Sicilia.  Ci sembra quindi inspiegabile sia dal punto di vista culturale che da quello dello sviluppo di una industria nazionale, che dal testo di questo decreto scompaiano gli obblighi di programmazione di cinema italiano, gli obblighi di programmazione di fiction recente nelle fasce di maggiore ascolto, così come i diritti residuali ai Produttori Indipendenti,  i quali si vedrebbero privati di un introito importante per l’incremento di una produzione indipendente. Ci sembra inspiegabile che si voglia frenare la crescita dell’industria dell’audiovisivo, che in altri paesi europei è invece valorizzata come volano economico anche in direzione dell’esportazione. Non possiamo credere che la cultura italiana, il cinema, la fiction made in Italy, non stiano a cuore a questo Governo, come a qualsiasi Governo, perché l’Italia, sede del più grande patrimonio culturale mondiale, ha bisogno, come tutti i paesi, di una sua “cultura di bandiera”, per garantire una identità nazionale che si fondi sul presente e non solo sul passato.

In seguito a queste considerazioni il MovEm09  CHIEDE che i tempi e i modi del dibattito pubblico siano consoni alla gravità delle problematiche a livello nazionale che scaturirebbero dall’applicazione del decreto sia in senso culturale che lavorativo.

Auspichiamo che grazie all’autorità Istituzione da Voi rappresentata sia possibile prolungare e approfondire la discussione e la riflessione sul decreto, al fine di valutarne tutte le reali conseguenze e di scongiurare che si aggravi la crisi già in atto nell’industria dell’audiovisivo, provocando la prevedibile reazione di tutto il comparto lavorativo.

 

   

 
 
 
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