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14-11-2009
CONFERENZA DI ATENE - DIARIO DI VIAGGIO
Il 6 e il 7 Novembre si è tenuta ad Atene la WORLD CONFERENCE OF SCREENWRITERS, organizzata dalla IAWG (international affiliation of writer’s guild) e dalla FSE, la federazione degli sceneggiatori europei che rappresenta le associazioni di soli sceneggiatori di 22 paesi europei, di cui la SACT è l’unico membro italiano.
Presto metteremo sul sito i due documenti conclusivi della conferenza firmati dalla IAWG e dalla FSE e la trascrizione dell’intera conferenza. Per ora, se avete voglia di sapere come è andata, dovete accontentarvi di questo mio breve diario di bordo.
5 Novembre. Ore 9. Fiumicino. Il check in è ancora chiuso ma io sono già qui. Arrivare prima è una chiara manifestazione della mia nevrosi ma scopro con piacere di non essere l’unico. Dopo pochi minuti arriva Fausto Brizzi.
Io, Fausto, Cristiana Farina e Gino Ventriglia siamo i delegati della SACT alla conferenza, Gino è inoltre anche membro del direttivo della FSE.
La delegazione italiana è composta inoltre da Caterina D’amico (Rai cinema) Francesco Martinotti, Nicola Lusuardi e Ivan Cotroneo.
Volo tranquillo, cibo pessimo. Sfoglio l’elenco dei partecipanti e l’organizzazione della conferenza: due giorni fitti di panels con ospiti illustri, per lo più di lingua inglese. Il tema di fondo della conferenza è piuttosto chiaro: come affrontare le sfide della rivoluzione dei new media, come tutelare i nostri diritti in questo nuovo mondo.
Ore 15. Arriviamo in albergo. Ci consegnano un badge blu di riconoscimento. Adoro i badge, mi fanno sentire parte di qualcosa.
Nella hall ci saranno una sessantina di persone, tutte con il badge blu, cerco di decifrare chi siano, in realtà cerco di capire chi siano quelli veri, quelli delle guilds nord americane. Non faccio in tempo ad identificarli che ci caricano su due pullman per la visita guidata al Partenone. L’effetto di gita turistica è un po’ spiacevole ma l’Acropoli è straordinaria.
Ore 20. Dopo la visita al tempio, il cocktail di benvenuto. Il ministro della cultura Greco fa un breve e toccante discorso sul ruolo degli scrittori. Ho la sensazione che glielo abbia scritto la nostra presidentessa: Christina Kallas. Finiti i riti formali finalmente ci mescoliamo con gli altri colleghi e mettiamo subito in un angolo Lowell Peterson (esecutive director della WGAeast). E’ il sosia di Bill Gates e non è uno scrittore ma un manager, come è giusto che un’associazione abbia e come noi ancora non possiamo permetterci. Ascolta rapito la situazione italiana: mancanza di un contratto collettivo, cessione di tutti i diritti(buy out), crisi di pubblico per il nostro cinema. Mi accorgo che ogni volta che parliamo del nostro lavoro, ci lamentiamo, e questo mi mette un po’ a disagio.
6 novembre - Ore 10 – Inizia la conferenza. Christina Kallas e Michael Winship (presidente della IAWG) aprono i lavori con un discorso di benvenuto. Christina ricorda che in sala sono presenti 200 delegati di tutte le associazioni di sceneggiatori del mondo, e rappresentano qualcosa come 25.000 scrittori. Il numero fa paura, ma dà anche un senso di forza.
Michael Winship ripercorre lo sciopero degli scrittori americani di due anni fa, uno sciopero che è servito principalmente a ristabilire i rapporti di forza, “a ribilanciare il potere degli scrittori nell’industria dell’audiovisivo.”
Ore 11 – PRIMO PANEL: PRODUCTION I - GLOBAL TRENDS IN PRODUCTION. Lo guida Sven Baldvinnson, finlandese e vice presidente della FSE. Tra i relatori un unico sceneggiatore: David Weiss (Schreck 2 per intenderci, ma anche tesoriere della WGAwest)gli altri sono analisti o manager, come Caterina D’amico presente per l’Italia. Caterina mette il dito nella piaga del sistema Italia: sovvenzioniamo la produzione e pochissimo lo sviluppo (leggi la scrittura di sceneggiature), e finiamo spesso per fare film che nessuno vedrà. La platea americana ascolta stupita: da loro per ogni film prodotto ne vengono fatti scrivere 10, o meglio 9 da quando c’è la crisi. Il quadro che ne esce è di un mondo diviso in due: l’Europa dove il cinema è per lo più sovvenzionato dal sistema pubblico e quello americano dove questo non avviene.
Arte e industria, tradizione europea e tradizione americana, le carte sono date.
Ore 12 - SECONDO PANEL. PRODUCTION II
Dal mondo del cinema si passa a quello dei new Media.
Niente dibattito ma singoli interventi. Il primo a parlare è Yomi Ayeni, inglese. Ci presenta il suo lavoro: una storia interattiva distribuita e fatta sul web. La presentazione è trascinante, ma sembra di assistere più ad una performance artistica che ad un racconto tradizionale. Per Yomi questa è una strada nel futuro, un futuro dove ognuno potrà farsi il suo film dentro e insieme alla rete. Dalla platea emerge la domanda delle domande: “come facciamo a fare soldi con questi prodotti?” o ancora meglio “come faranno gli scrittori a farsi pagare per questi prodotti?”
Seguono altri interventi di produzioni di audiovisivo per la rete, piccole esperienze finanziate dalla pubblicità spesso in forma di product placement. L’idea di diventare tutti pubblicitari lascia un po’ perplessi.
Chiude il panel il confronto tra gli stati uniti e il Canada sul ruolo dello showrunner. Due stati confinanti ma distanti anni luce, il Canada sembra l’Italia, stessi problemi di intromissione degli editors dei networks con in più l’invasione del prodotto statunitense. Negli Usa invece lo showrunner regna ancora sovrano nonostante i tentativi sempre più forti di limitarne i poteri.
Finalmente si va a pranzo. Mettere insieme tanti dati richiede un break.
Ore 14.30 - FIRST DEBATE. WORKING WITH DIRECTORS.
Modera Stanislav Semerdijev (della guild bulgara e membro del Board della FSE)
Sul palco quelli veri: tra gli altri Peter Hedges (About a Boy), Scott Alexander (Ed Wood, Man on the moon), Olivia Hetreed (Girl with e pearl earing), nessun italiano. Dibattito interessante da cui emerge la forte consapevolezza, in tutti i nostri colleghi, della centralità del ruolo dello scrittore. E la necessità della tutela e dell’implementazione dei nostri crediti. Per intenderci la dicitura “Film By” può esser usata solo se il regista se lo è anche scritto da solo. Viene fuori la proposta di costringere i festival di cinema a dar maggior visibilità agli scrittori altrimenti li mettiamo noi in una black list.
Ore 15,30 - DISTRIBUTION 1 – NEW DISTRIBUTION METHODS AND THE IMPLICATION FOR WRITERS
Si ritorna di nuovo alla domanda delle domande: come difendere i nostri diritti nei new media. Ma di nuovo la sensazione è che una risposta chiara non ci sia.
Ore 16,45 - DISTRIBUTION II
Interviene Anita Ondine, Australia, capo della Seize the media. Anita è un vulcano, spiega come stia cambiando il mercato, come il pubblico si stia spostando sui new media, magnifica le potenzialità di questo spostamento e chiede a tutti di affrontare con coraggio il nuovo. E’ un discorso trascinante ma sinceramente neanche lei ha una risposta precisa alla domanda delle domande: come verremmo pagati in futuro?
Segue la presentazione di Tilmann Scheel (tedesco), capo di Europe’s finest, sulle nuove sale digitalizzate che possono proiettare a costi bassissimi senza la necessità della copia in pellicola. Mah.
Fine prima giornata.
7 Nov. Ore 9,45 – CONGLOMERATES AND OTHER PLAYERS I – ROLE OF THE MULTINATIONAL CONGLOMARETES IN THE DIGITAL FUTURE.
Conduce David Cavanagh (irlandese) e membro del board della FSE. Di nuovo i new media, di nuovo scenari opachi. Cameron McCracken (inglese e managing director of Pathe, la più grande casa di produzione e distribuzione anglo-francese) va dritto al punto: nessuno oggi sa veramente come fare soldi dai new media, inoltre la rivoluzione è annunciata da tempo ma ancora non è avvenuta: il problema è che quando accadrà sarà un lampo.
Ore 10,45 CONGLOMERATES AND OTHER PLAYERS II
Finalmente una proposta concreta. La porta Dr.Eva Inès Obergfell, tedesca e professoressa di legge. È la proposta dei verdi tedeschi. Download libero sulla rete a fronte di un flat rate pagato dai provider di internet. Ovvero, io consumatore pago l’abbonamento al mio provider ma parte di questi soldi vengono restituiti agli autori tramite una società di collecting.
Il primo problema è quanto costerà in più l’abbonamento al provider? Il secondo è chi gestirà e come ridistribuirà questa montagna di soldi? La professoressa spiega i pro e i contro, alcuni pratici(che vi ho detto) e altri teorici (li leggerete nella trascrizione del suo intervento). Ma uno valga per esempio: se aumento a tutti il canone pagato ai provider, vuol dire che a pagare il download sarà anche chi non ne usufruisce.
La platea ascolta colpita. E resta, per la prima volta,silenziosa.
Ore 12,00 SECOND DEBATE – HAS THE INDIPENDENT PRODUCTION FAILED. HOW WE DEVELOP AND DOES IT ENSURE ORIGINAL WRITING?
Conduce Gino Ventriglia (vice presidente della SACT e membro del Board della FSE). Al tavolo per l’Italia Nicola Lusuardi.
Il dibattito si sposta immediatamente sulle note da parte degli editors e dei produttori e su chi debba avere l’ultima parola sulla sceneggiatura.
Nicola descrive il sistema televisivo Italiano come un luogo dove gli sceneggiatori vengono espropriati di ogni diritto (attraverso il buy out) e spesso trasformati in dattilografi. UN luogo dove l’ultima parola su un copione non spetta quasi mai allo sceneggiatore.
Gino decide di movimentare il dibattito: fa parlare le persone al tavolo ma passa spesso la palla alla platea che risponde con forza. Il dibattito diventa caldo e liberatorio: dopo due giorni di new media, gli scrittori in sala possono finalmente parlare di cose che vivono quotidianamente. La morale del dibattito è però ovvia e anche un po’ deludente: tutti siamo concordi che le note sono giuste e necessarie, il problema è il contesto e il modo in cui vengono fatte.
Pranzo.
Tra i colleghi ci scambiamo un’opinione sulla proposta tedesca del flat rate, d’istinto sono quasi tutti contrari.
14,30 WRITERS RESPONSE – INTERVENTIONS ON WRITERS ISSUE
Quattro interventi sulle collecting society - la nostra Siae per capirci - sulle loro differenze da paese e paese e sul loro ruolo nel mondo che verrà. Parlano manager e professori, tutti molto interessanti ma un filo faticosi.
15,30 WRITERS RESPONSE WHAT ARE THE KEY ISSUE FOR WRITERS.
E’ il panel conclusivo. Lo conduce Lowell Peterson, al tavolo ci sono i presidenti o gli executives delle varie Guilds. Per l’Italia ci sono io, come presidente della SACT, unica associazione di soli sceneggiatori del nostro paese.
Ognuno di noi fa il punto della situazione parlando anche della propria realtà. Spiego che l’Italia non ha un contratto collettivo, che è alla base della forza delle guilds americane e inglesi. Non solo, che in Italia siamo di fatto costretti a cedere tutti i nostri diritti, e questo ci rende difficile entrare nel dibattito sui new media, non avendo ad oggi nessun diritto da vendere. E’ un’esplicita richiesta di aiuto ai colleghi delle altre guilds per la nostra battaglia contro il buyout.
Infine dico che la proposta del flat rate non va rigettata, avrà dei limiti ma almeno è una proposta concreta da cui partire.
Gli interventi delle altre guilds sono tutti interessanti, mi diverte quello di Leora Kamenetzky, sceneggiatrice di Tel Aviv e capo della Guild Israeliana… la donna racconta che per far valere alcuni diritti degli sceneggiatori ha occupato uno studio televisivo durante una diretta con i colleghi. L’operazione è andata a buon fine. Poi, conclude con ironia che sarà dipeso dal fatto che erano in Israele! L’attesa della platea è per l’intervento di Bernie Corbett (general secretary della WGGB – per chi non sapesse chi è Bernie nell’archivio video del sito SACT, c’è un’intervista che ci ha rilasciato qualche mese fa).
Bernie non è uno sceneggiatore, è un sindacalista dall’aspetto dimesso, bonario, ma quando parla illumina. Affronta tutti i temi trattati nei due giorni di conferenza e per ognuno dice qualcosa di significativo. Mette in prospettiva i problemi, ricorda a tutti noi che siamo guild di scrittori che per lui è sinonimo di sindacato, e che un sindacato ha il dovere di rispondere agli eventi del presente: i new media sono il presente ma non l’unico presente. Spiega le risposte della guild inglese: contratti fatti con i broadcasters sullo sfruttamento sul web delle opere dei loro soci, bacchetta le collective society, spiegando che gli scrittori (come è in Inghilterra) non hanno bisogno di qualcuno che gestisca o raccolga i loro soldi, sono perfettamente in grado di farlo da soli. Bernie parla e la platea è sempre più conquistata.
Ero arrivato per vedere le grandi star americane e finisco per capire che la vera star, la miglior testa dietro le nostre Guild, è un sindacalista di Birmingham. Alla fine del suo intervento Bernie non resiste a togliersi un sassolino dalla scarpa. Spiega che ultimamente gli scrittori hanno iniziato a definirsi Story-teller, apparentemente il termine sembra nobilitare il nostro lavoro, ma in realtà crea ambiguità, un domani anche un broadcaster potrà definirsi uno story teller, quello che nessun altro potrà fare è invece definirsi quello che noi e solo noi siamo: writers.
Un attimo di silenzio, quasi di imbarazzo e poi l’applauso più lungo e sentito dei due giorni di conferenza.
CLOSING SESSION
Christina e Michael chiudono la conferenza. A nome della FSE e della IAWG leggono due documenti di chiusura lavori. E per finire in bellezza mostrano i video di saluto e di augurio di due illustri colleghi: Suso Cecchi D’amico e Frank Pierson.
Mi guardo attorno e noto che anche il cinico Brizzi è commosso, e improvvisamente capisco la vera importanza di essere qua, non solo come sceneggiatore ma come presidente della SACT: il potere degli sceneggiatori quando sono uniti, la necessità di un’associazione di categoria forte che riesca a tutelare e a difendere i nostri diritti, un’associazione che parta dalle parole di Bernie: voi siete una cosa che solo voi siete, writers.
Daniele Cesarano
Presidente della SACT
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